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Nell’arte l’assenza non è vuoto né mancanza, è possibilità, suggestione, invito alla condivisione, germe di rappresentazione, vita nuova.
I frammenti stimolano la voglia di completare, rinascere, a differenza del compiuto, che emana sempre una sensazione agrodolce, magari di bello, ma anche un po’ mortifero… cimiteriale…
Il pensiero corre immediatamente alla Nike di Samotracia, ma il principio vale anche per i frammenti anonimi dei reperti archeologici …
Le tracce dell’assenza seguono un percorso che, incrociando le vie delle storia, va dalla venere di Savignano, all’incompiuto michelangiolesco, all’informale, comprendendo, attraverso i secoli, perfino i barbari scempi degli iconoclasti.
Nella contemporaneità i guerrieri del Daesh, mentre fanno a pezzi le antiche statue, paradossalmente, contribuiscono a risvegliare i loro spiriti. La barbarie, che vuole cancellare, evidenzia invece come la forza dell’arte si manifesti, ancor più potente e insopprimibile, nell’assenza.
02 Gennaio 2018

Claudio Carrieri

 

Æssenza

L’apice della mia ricerca artistica nel campo della ceramica è rappresentato dalle sculture che chiamo, “Odalische e Osmunde”.

Opere antropomorfe che rimandano alle Madri Mediterranee, ma che, dovendo adattarsi alla tecnica della ceramica, somigliano un po’ a grandi vasi. Infatti, costruite salendo dal basso, crescono come colonne generate con moto circolare intorno a un asse cavo. Il metodo è molto simile a quello del torniante ceramista.

Come per i vasi, la forma esterna, visibile è determinata dalla forma del vuoto interno.

Si può dire che le Odalische sono la pelle, l’impronta istoriata del vuoto che contengono: modellano l’assenza.

Per narrare il mistero dell’assenza, l’argilla, la ceramica materia per antonomasia tangibile, plasmabile e poi dura e pesante, qui ambisce a farsi parola.

Queste sculture, mentre  manifestano il mistero del vuoto, tradiscono la presunzione del loro autore: la convinzione di poter afferrare dentro noi stessi, nel nostro agire  il senso di quel mistero.

La volontà di conoscenza naturalmente è il desiderio di identificarci: ci raccontiamo, incidendo così il nostro contorno nella realtà.

Æssenza, al contrario, afferma la volontà di appartenenza attraverso la sottomissione all’inconoscibile  mistero della realtà.

Spaccando, distruggendo l’opera si attua la dissoluzione/soluzione della forma nell’assenza, restando la sua essenza intatta nei frammenti.

 

Auto-iconoclastia : un atto dirompente, ma non violento, una conversione della forma,che si pone come snodo allo zenit di una ricerca individuale,che continua a mantenere intatto il suo valore di tentativo.

 

Si avvierà così un infinito processo ondulatorio di morte e rinascita dei tentativi per apprendere/comprendere il giusto metodo: una storia che resterà scritta nei frammenti delle opere distrutte.

 

6 marzo 2018  Performance: “Æssenza”, Aula Magna Liceo Artistico “A. Martini” (Savona)

Attori: studenti Classe 4B, Donatella Avanzo (Egittologa), Rosa Fenoglio (Editrice), Cristina Gamberini (Storica dell’Arte), Claudio Carrieri.

 

 Æssenza B3

I frammenti dell’opera demolita sono offerti in cambio di donazioni per il restauro di siti archeologici distrutti dall’ISIS